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Capelli afro, i tagli, le acconciature e i movimenti della storia di ieri e di oggi – Harper's Bazaar Italia

Dalle origini ai red carpet di adesso, ecco come i capelli afro sono diventati veicoli di messaggi carichi d’importanza.
In nessun altro luogo al mondo come in Africa e tra le popolazioni che la abitano, i capelli e le acconciature hanno significati così rivelanti. Per molte tribù sono anche dotati di valore sociale e spirituale. A seconda di come sono annodate, le trecce trasmettono informazioni importanti su una persona: lo status, il rango, la religione, lo status civile, le idee politiche, per esempio. Quelle acconciature strabilianti necessitano di ore e ore per essere realizzate. Con procedimenti complessi e tramandate dalle donne più anziane della famiglia. Acconciature che, in epoca schiavista, sono diventate veri e propri strumenti salvavita: le donne africane, come riporta Lush, responsabili del mappaggio delle vie di fuga, disegnavano mappe tra le loro ciocche, nascondendo addirittura frammenti di oro e semi per il sostentamento. Una storia, quella dei capelli afro, percorsa da tradizione, potere, discriminazione, che arriva diretta fino a noi. Ma quali sono le tappe fondamentali di questa storia? Per iniziare, il capitolo più attuale: Laetitia Ky, le cui acconciature di protesta sono in mostra alla Biennale di Venezia 2022.
Laetitia Ky e le acconciature che abbattono tabù sessisti e razziali
Laetitia Ky ha quasi mezzo milione di follower sui social, un libro appena stampato, Love and Justice: a Journey of Emporwerment, Activism and Embracing Black Beauty, e in questo momento si trova a Venezia per la 59esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Per l’attivista femminista ventiseienne della Costa d’Avorio, i capelli afro non sono solo un modo per rivendicare la sua identità culturale, ma un mezzo straordinario per mettere in atto azioni di protesta sociale. Con i suoi capelli naturali e l’aiuto di alcune extension, tanto fil di ferro e corda, crea pettinature che sono sculture temporanee. Durano il tempo di uno scatto e di un post, fino al prossimo lavaggio. Ma intanto, le ciocche prendono le sembianze delle sue battaglie, contro stereotipi e tabù sessisti e razziali. Dalle leggi contro l’aborto alle violenze sulle donne, dal bullismo alla Body Diversity, dagli stigmi dell’allattamento al seno al ciclo mestruale. A favore di una completa libertà di espressione.
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Don’t touch my hair: la protesta di Lupita Nyong’o
Prima rasati, poi nascosti, disciplinati, infine modificati attraverso l’uso di Photoshop. La storia di discriminazione nei confronti dei capelli afro ha una data precisa di inizio: il 1619. Quando con la tratta degli schiavi, gli schiavisti cominciarono a rasare a zero i capelli delle persone africane deportate in America. Fu oltre un secolo dopo, nel 1786, quando ancora non era stata abolita la schiavitù, che in Louisiana fu varata la legge suntuaria soprannominata Tignon Law. Alle donne afroamericane era imposto di coprire con fasce e turbanti le loro chiome e loro, per protestare, lo fecero con i tessuti più colorati che potessero trovare fino ad attirare ancora di più l’attenzione. Dalla copertura completa dei capelli alla mania di disciplinarli e lisciarli, diffusasi nei secoli successivi, fino a Photoshop. Si arriva in un attimo al movimento di protesta Don’t touch my hair del 2017 – Il nome è lo stesso del titolo di una canzone di Solange Knowles e anche molto di più -capeggiato dalle cantante e sorella di Beyoncé, e dall’attrice Premio Oscar per il film 12 anni schiavo, Lupita Nyong’o, combatte il pregiudizio atavico presente nei confronti delle donne e dei loro capelli, e contro l’usanza diffusa di magazine e riviste patinate di correggere con Photoshop le loro teste.

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Le trecce di famiglia di Serena Williams

Fare la treccia è per le donne africane un vero rituale che le donne più anziane trasmettono alle nuove generazioni. Un metodo che anche la tennista più famosa al mondo, Serena Williams ha appreso ed è decisa a trasmettere oltreché a sua figlia Alexis Olympia Ohanian Jr. all’intero mondo dell’internet. Le trecce 2.0 di Serena Williams, la loro storia e i suoi metodi di realizzazione sono in un post che la tennista ha pubblicato sul suo account Instagram. “L’arte della treccia nasce in Africa, con la popolazione delle donne Himba, abitanti della Namibia settentrionale” scrive Serena, “abbiamo intrecciato i nostri capelli per secoli. Le acconciature erano l’unico modo per identificare le varie tribù. E il tempo che occorre a creare ogni pettinatura è un’occasione per socializzare. Sono le anziane che intrecciano i capelli alle loro figlie e alle loro nipoti. Le bambine guardano e intanto imparano. Le treccia è una tradizione, un legame che si trasmette di generazione in generazione e si è fatta strada rapidamente in tutto il mondo”.

Il taglio cortissimo e i Baby Hair di Josephine Baker

La rivoluzione culturale di Josephine Baker, ballerina e cantante afroamericana che conquistò Parigi e la Francia, passò anche dalla sua testa. Il suo temperamento emancipato è ben espresso da quel taglio di capelli, corto e maschile, che negli Anni Venti del Novecento diventa simbolo dell’ascesa femminista. Il taglio Eton Crop, molto amato dalle donne dell’epoca che aspiravano all’indipendenza, si ispirava al modo in cui portavano i capelli gli studenti di Eton, il collegio fondato nel 1440 da Enrico VI che non poteva essere frequentato da bambine e ragazze. Josephine Baker fece poi molto di più, con i suoi capelli. Dotò i Baby Hair, la ricrescita tipica soprattuto delle chiome afro, di un grande e originale valore estetico. Trasformandoli in volute e decori ai lati del volto. Un’idea ripresa dalle sfilate contemporanee, da Burberry – con l’hairstylist Guido Palau – a Givenchy.

Il movimento per i capelli naturali
Nato negli Anni Venti del Novecento, per merito dell’attivista, sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey, il movimento che incoraggia a rivendicare la propria estetica naturale, trova nel nostro tempo, l’epoca migliore per la sua realizzazione e diffusione. Sono sempre di più, infatti, le persone dalla pelle scura che lasciano che i loro capelli crescano naturalmente, senza ricorrere alla piega. Per anni i pregiudizi nei confronti delle chiome africane hanno portato all’uso di pettini liscianti – come il pressing comb inventato nel 1872 come stira capelli – di lisciature chimiche e piastre liscianti che finivano per rovinare la fibra e la struttura capillare. Il movimento dei capelli naturali trova le sue prime e più importanti sostenitrici in Angela Davis e Cicely Tyson. Sono gli Anni Sessanta e Settanta. La prima, attivista del movimento afroamericano statunitense, si ricorda per la sua chioma vaporosa e gonfia, oltreché per le sue battaglie per i diritti civili. La seconda fu l’artefice di un gesto coraggioso: si tagliò i capelli, stirati chimicamente, prima del suo debutto in televisione. Voleva mostrare al mondo la bellezza dei suoi veri capelli afro.

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